perché un diario non-lineare

La mia esperienza mi ha portato a dover accettare il fatto che per capire la fotografia dovevo prima staccarmi da essa ed uscirne. Approcciando superficialmente altre discipline (tra cui psicologia, sociologia, fisica moderna, esoterismo, antropologia) ho raccolto alcune intuizioni di grandi menti, le quali iniziavano ad accumularsi all’interno della mia testa creando di volta in volta nuove sfumature nel percepire la fotografia. Posso parlare con certezza di serendipità nello sviluppo di questo processo: infatti più mi allontanavo dalle materie prettamente fotografiche, più mi addentravo in approfondimenti apparentemente lontani dalla fotografia, più la sua definizione mi diveniva chiara. Non solo, più ricercavo e studiavo, più la fotografia mi sembrava il canale perfetto per questo tipo di esplorazioni, anche solo come ancora di paragone e comprensione di concetti infinitamente aperti e sottili, stringendo così sempre di più quel nodo che involontariamente avevo iniziato a legare. 

E’ nata quindi la necessità di uno spazio dove poter iniziare la condivisione di questo processo, che è prima di tutto un percorso personale aperto. Uno spazio non lineare in quanto non seguirò la sola cronologia temporale rispetto i contenuti che posterò; non vuole essere un diario fotografico per come è solitamente inteso. Uno spazio non lineare perché la fotografia di cui tratto non segue la percezione del tempo che scorre. Attraverso i nostri sensi noi vediamo orizzontalmente il fluire del tempo e la fotografia vede come noi non vediamo. La fotografia vede verticalmente, taglia lo scorrere del tempo perpendicolarmente. 

Avrò modo di argomentare, per ora concludo dicendo che non sono un appassionato di fotografia. La fotografia non è nemmeno il mio hobby, anzi il più delle volte è per me fonte di turbamenti e ansie. Mi interessano l’uomo, la società, il mondo, la sua materia e le dinamiche (spesso nascoste e ineffabili) che interagiscono tra questi. La fotografia è il solo modo che conosco per affrontare queste ricerche. Come un prurito e la relativa urgenza di grattarsi. Nulla di più.

WHY UN-LINEAR JOURNAL

Experience has taught me to accept the fact that only by separating myself from photography and taking a step backwards could I ever hope to understand it. By superficially approaching other subjects (comprising psychology, sociology, modern physics, esotericism, anthropology) I have gleaned certain intuitions of some great minds, which started on various occasions to gather inside my head and create new nuances in my perception of photography. I can certainly speak of serendipity in the evolution of this process: in fact the more I distanced myself from topics of a strictly photographic nature, the more deeply I probed other subjects apparently far removed from photography, and the clearer its definition became. Besides, the more I researched and studied, the more photography appeared to me to be the perfect channel for these types of explorations, if only as a benchmark of comparison and comprehension of infinitely open and subtle concepts, thereby tightening more and more the knot I had unwittingly started to fasten.  

Hence the new need for a space in which to start sharing this process which is, primarily, an open-ended and personal experience. A non linear space in as much as I will not only follow a chronological order with regard to the contents I post; it does not aim at being a photographic diary, in the general sense of the term. A non linear space because the photography I deal in does not follow any perception of passing time. Through our senses, we see time flowing in a horizontal direction but photography sees things differently. Photography sees vertically, it cuts through the flow of time perpendicularly.  

There will be plenty of time for discussion, so for now I conclude by saying that I am not a photography enthusiast. Photography is not even my hobby. On the contrary, more often than not, it is a source of worry and anxiety for me. I am interested in humanity, society, the world in general, the matter of which it is made and the dynamics (often obscure and elusive) interacting between them. Photography is the only way I know of addressing these research experiences. Like an itch and the irresistible desire to scratch it. No more than that.

translation: Ann Grigg

la casa non è.

finestra senza muri,

nidi suggeriti,

merenda conviviale

e porte che hanno perso la chiave.

la casa non è esigenza immobiliare.

(fotografia: Roma, Agosto 2020)

home is not.

window without walls,

ideas for building a nest,

convivial afternoon snacks

and doors that have lost their keys.

home is not a real estate requirement.

translation: Ann Grigg