Poco prima di uno dei miei viaggi in Giappone, mi appuntai su di un diario l’esigenza di iniziare a pensare al viaggio, quindi l’incontro con nuove culture, come ad un alambicco che muta vecchie convinzioni in nuove visioni, distillando, ad ogni ritorno, un’essenza più sottile e unica.

Dopo l’ultimo soggiorno a Tokyo, mi sono reso conto, nonostante il rientro in Italia, di non essere più tornato da quel viaggio.

E ora non faccio altro che viaggiare alla ricerca di quei luoghi che ospitano alambicchi. Luoghi che sottendono incontri, spazi che si preparano, che attendono un qualche tipo di riempimento.

Mi interessano gli spazi capaci di ospitare, per mutarsi.

(fotografia: Tokyo, Aprile 2017)

Shortly before one of my trips to Japan, I made an entry in my diary regarding the need to start thinking about the journey, one which would surely entail an encounter with new cultures, like a still that changes old convictions for new visions, distilling a more rarefied and unique essence on each return.

Following my latest trip to Tokyo, I realized that despite having landed in Italy, I had not actually returned from that journey.

And now, all I do is to travel in search of those places where stills are to be found. Places that inevitably lead to encounters, spaces that await and prepare to be filled in some way.

I am interested in spaces that are capable of hospitality, open to change.

translation: Ann Grigg