#29

Mostrarsi e scomparire.
Che follia la pretesa di vederti mia perché ti ho di fronte. Che disperazione quando sparisci, sapendo che potresti essere mia.
Più entro in te e più esco da me - l'obiezione che porterei all'altare.
L’immersione non si esaudisce con l'entrare, si risolve con l'uscire da un’altra parte - vai giù, voli fuori.
L’acqua diluisce i contorni e purifica sotto l’indistinto. Ma ho bisogno di vederla perché possa crederle. 
La fiducia è cielo stellato in notte nuvolosa - un presagio.
L’acqua scorre, trova le sue vie antiche a rubinetti chiusi. 
Così un momento di abitare è aprire la finestra e distendere la tenda.
Ci incontriamo, un attimo - dove tu scendi, io salgo. 
Ecco venire il "sì!" che può accogliere un matrimonio.
So che ci sei quando di fronte allo specchio riesco a non vedermi - io scendo e tu sali.
Il riflesso mangia le parole.

#27

Penso spesso all’ergastolo. Ha la faccia di un cane con la cataratta, con gli occhi grigi e opacizzati. Penso spesso che senza un lavoro, potrei vedere. Certo, vedrei per prima cosa la gente chiedere - Che lavoro fai? La gente lo chiede sempre come prima cosa. Quindi io risponderei - Ridarò la vista ai cani ciechi. 
Dopotutto si sa, i cani vivono benissimo di solo olfatto.

#25

Shade of man hidden in a street at night
Un istante che dura da sempre: camminavo sperando che qualcosa capitasse, senza mai giungere. 
Come sarebbe potuto essere diversamente?
Questa domanda allunga la vita, pericolosamente per sempre.
Tanti volti, macchie color convinzione, annunciano verità. Ognuno la sua. Ognuno sa.
Inizio a camminare, la città di notte è sveglia.
Un vicolo, il buio aperto, la luce chiusa.
Il patetico coraggio di dire - no, ma grazie.
Il patetico coraggio di dire - sì, ma vaffanculo.
La verità gode nell’essere posseduta.
Contatti, contagi e scambi. 
Mi sento meno perso ma molto più instabile, nella via della scelta.

#22

Siamo tutti uguali. 
Accettare le diversità come unica uguaglianza possibile, è il sogno dimenticato al mattino. 
Ben svegli, il richiamo del diurno è un grido di battaglia!
Siamo tutti uguali, per rivendicazione di appartenenza.
Siamo tutti uguali, metafisicamente. 
Siamo tutti liberi, di fare ciò che vogliamo.
Si annuncia l’oggi senza presente. 
Il lago è bello non perché profondo, imprevedibile e blu scuro.
E’ bello quando è piatto.
Del prato non si sogna più la cavalcata del vento.
Del prato si cerca l’erba bassa per sedersi e farsi un selfie.
Autorizzati dal nuovo consumo che consuma l’idea di merce mercificando l’uomo.
Tutti correttamente uguali, così pieni di vita. 
Ben attenti a non farla sbordare da ratio e formati dei frame pubblicabili. 9:16?
Il sorriso nelle stories è vero, lo storytelling non mente.
Che grande livella, l’happycondria. Morte e vita, correttamente uguali.
Canti del capraio, che diresti ora dell’uniformità? Dell' innamorata attesa?
I cancelli smettono di aprirsi e chiudersi, si colorano.
Del colore dell’uguaglianza e della libertà.
Liberi finalmente di volere la libertà, nostra e degli altri.
Non era questo che volevamo? 
- Voglio che tu sia libero come me!
- Voglio che tu sia uguale, esattamente come lo sono io!
Ci abitueremo a entrare al ristorante, pian piano. Si deve pur mangiare.
Ci abitueremo a entrare spegnendoci, il nutrimento non è più il fine del mangiare.
Food storytelling.
Ci abitueremo a entrare con lo smartphone in mano, acceso.
Ci abitueremo anche a chi parla con Dio, chi scomoda la veggenza, quando basterebbe interpellare un professionista. Si deve pur sperare.
God storytelling.
Non si spengono più i telefoni.
Siamo tutti liberi.