#22

Siamo tutti uguali. 
Accettare le diversità come unica uguaglianza possibile, è il sogno dimenticato al mattino. 
Ben svegli, il richiamo del diurno è un grido di battaglia!
Siamo tutti uguali, per rivendicazione di appartenenza.
Siamo tutti uguali, metafisicamente. 
Siamo tutti liberi, di fare ciò che vogliamo.
Si annuncia l’oggi senza presente. 
Il lago è bello non perché profondo, imprevedibile e blu scuro.
E’ bello quando è piatto.
Del prato non si sogna più la cavalcata del vento.
Del prato si cerca l’erba bassa per sedersi e farsi un selfie.
Autorizzati dal nuovo consumo che consuma l’idea di merce mercificando l’uomo.
Tutti correttamente uguali, così pieni di vita. 
Ben attenti a non farla sbordare da ratio e formati dei frame pubblicabili. 9:16?
Il sorriso nelle stories è vero, lo storytelling non mente.
Che grande livella, l’happycondria. Morte e vita, correttamente uguali.
Canti del capraio, che diresti ora dell’uniformità? Dell' innamorata attesa?
I cancelli smettono di aprirsi e chiudersi, si colorano.
Del colore dell’uguaglianza e della libertà.
Liberi finalmente di volere la libertà, nostra e degli altri.
Non era questo che volevamo? 
- Voglio che tu sia libero come me!
- Voglio che tu sia uguale, esattamente come lo sono io!
Ci abitueremo ad entrare al ristorante, pian piano. Si deve pur mangiare.
Ci abitueremo ad entrare spegnendoci, il nutrimento non è più il fine del mangiare.
Food storytelling.
Ci abitueremo ad entrare con lo smartphone in mano, acceso.
Ci abitueremo anche a chi parla con Dio, chi scomoda la veggenza, quando basterebbe interpellare un professionista. Si deve pur sperare.
God storytelling.
Non si spengono più i telefoni.
Siamo tutti liberi.