#65

Più andavo a ovest più faticavo a dormire. 
La strada delle opportunità. 
Destinazione Ossessione e ossessione per cercarla.
Passaggi su passaggi. 
Ogni pedaggio - un’altra volta.
Tutte le mattine costruivo il sogno, rapito al sonno.
Diagnosi, Insonnia Americana.
Prognosi, conformati!
Idiozia, la mia.
Un muro chiamò,
- Cosa dai a questa città per pretenderne qualcosa? 
A ogni passaggio, a ogni ora.
Più guardavo e meno vedevo. 
Città e caverna, rifugi frettolosi.
La deriva del mio passo illuminava la mia cecità.
Convinto che i giorni scorressero, il tempo finì davvero. 
Il muro svelò il ritorno come una meridiana.
Caduti i minuti e le ore, caduti i giorni e i mesi
- Io sono la mia destinazione più lontana. 
Era Natale e vomitai a New York.

#62

Senza la religione dello specchio abbandonerei la colpa più facilmente. Libererei la verità dalla sua pretesa di erigersi distinta. Io mi libererei dalla verità. Mi vedrei anzi riempire le parti e gli interstizi di mondo. Mi scioglierei nella forma delle cose come ne fossi parte. Le cose del mondo porterebbero la mia immagine, non un suo riflesso. Non la figura imprigionata nel segno, chiusa in un nome con indirizzo. Non la forma contratta nel documento, un passaporto convinto di possedermi. Abiurando lo specchio, sparirei senza troppa vergogna. Senza preoccuparmi di nascondere l’origine che parla in ogni momento.

- Disintegrato, forse. Non importa.
Rinata forza in nuova costituzione.
E nero in gentil acqua -

#56

Mi aspettavo qualcosa di diverso prima che accadesse. Sarà sempre un'altra cosa. Due tempi che non posso vivere sulla stessa strada. Cammino per l’incontro con il presente. Come fumo si dilegua al primo pensiero e i passi riprendono. Passato e futuro continuano ognuno per la propria via, fino al prossimo ritorno.