All’ombra dell’Ippocastano, per fuggire dalla forma della parola. Per potersele fare quelle domande troppo semplici che la ragione non capirebbe. Tipo cosa farei se non avessi paura. L’ipocrisia dei se. Ritornare è sempre salire, quando la partenza ha visto il colore del vento.

All’ombra dell’Ippocastano, le persone volano.

(fotografia: Blevio, Luglio 2015)

In the shade of the horse chestnut, to take refuge from the form of the word. Able to ask oneself those questions too simple for reason to understand. Such as, what would I do if I felt no fear. The hypocrisy of ifs. Going back on one’s steps is always an upward climb, when departure has seen the colour of the wind.

In the shade of the horse chestnut, people take flight.

translation: Ann Grigg

A Milano, è soprattutto durante il sabato che si rimpicciolisce l’immobilità. Le superfici allora diventano meno confinanti e la forma osa un pò di più. Sarebbe bello lasciarle fare, le città. A ogni materia spetta la conquista del proprio spazio, diceva Bachelard.

(fotografia: Milano, Settembre 2020)

In Milan, it is mainly on Saturdays that immobility is reduced. It is on such occasions that surfaces are less confining and form becomes slightly more audacious. It would be good to let the city get on with it. It is up to every material to conquer its own space, Bachelard would say.

translation: Ann Grigg

Poco prima di uno dei miei viaggi in Giappone, mi appuntai su di un diario l’esigenza di iniziare a pensare al viaggio, quindi l’incontro con nuove culture, come ad un alambicco che muta vecchie convinzioni in nuove visioni, distillando, ad ogni ritorno, un’essenza più sottile e unica.

Dopo l’ultimo soggiorno a Tokyo, mi sono reso conto, nonostante il rientro in Italia, di non essere più tornato da quel viaggio.

E ora non faccio altro che viaggiare alla ricerca di quei luoghi che ospitano alambicchi. Luoghi che sottendono incontri, spazi che si preparano, che attendono un qualche tipo di riempimento.

Mi interessano gli spazi capaci di ospitare, per mutarsi.

(fotografia: Tokyo, Aprile 2017)

Shortly before one of my trips to Japan, I made an entry in my diary regarding the need to start thinking about the journey, one which would surely entail an encounter with new cultures, like a still that changes old convictions for new visions, distilling a more rarefied and unique essence on each return.

Following my latest trip to Tokyo, I realized that despite having landed in Italy, I had not actually returned from that journey.

And now, all I do is to travel in search of those places where stills are to be found. Places that inevitably lead to encounters, spaces that await and prepare to be filled in some way.

I am interested in spaces that are capable of hospitality, open to change.

translation: Ann Grigg

la casa non è.

finestra senza muri,

nidi suggeriti,

merenda conviviale

e porte che hanno perso la chiave.

la casa non è esigenza immobiliare.

(fotografia: Roma, Agosto 2020)

home is not.

window without walls,

ideas for building a nest,

convivial afternoon snacks

and doors that have lost their keys.

home is not a real estate requirement.

translation: Ann Grigg