#75

Senza memoria cancelli il passato e senza ricordo cancelli il futuro. C’è molto ricordo nel creare il futuro, tanto quanta luce si inclina nel generare l’ombra. C’è molta previsione nel rivivere il passato, ti rincorro tra il flusso e il riflusso. Ti aspetto nell'assenza e danzo affinché il passo del presente possa trovare pienezza nel vuoto infinito. Sei la mia fermezza nell'attesa - e mi muove. Il tempo ti sembra un luogo dove sederti non una, non due o cento volte, ma sempre e ovunque nello stesso istante.

#72

Cerco un modo per dubitare senza lasciarmi dominare dal dubbio.
Cerco un accesso al ritmo, mia possibile presenza nel mondo.
Oscillo, tra un’anticipazione e il ritorno, tra un eccesso e il difetto.
Abito il dubbio, azione di scelta e istinto di sopravvivenza - spingere e riecheggiare!
La verità fa male, la realtà di più.
Tutti vogliono farmi da Madre, non vedo chi tiene le catene dell'altalena.
Sopporto il momento di incontrare me stesso? L’inclinazione permessa.

Profondo e superficiale il mio passo,
forte e debole il mio camminare
- non importa perché sto giocando.

#68

La selva fa paura. Il muro ci consola nel tentativo di ordinare. Un sollievo che si fa chiamare casa. Il controllo ha il suo prezzo e ci fa chinare il capo. Giù. Arriva sempre il punto in cui gli occhi non bastano. Mi fido ci sia il cielo sopra le foglie, senza le mie pupille a guardarlo. O mi fido ci sia un tavolo a vedere per me. Qualcosa continua e io mi ci aggrappo.

#65

Più andavo a ovest più faticavo a dormire. 
La strada delle opportunità. 
Destinazione Ossessione e ossessione per cercarla.
Passaggi su passaggi. 
Ogni pedaggio - un’altra volta.
Tutte le mattine costruivo il sogno, rapito al sonno.
Diagnosi, Insonnia Americana.
Prognosi, conformati!
Idiozia, la mia.
Un muro chiamò,
- Cosa dai a questa città per pretenderne qualcosa? 
A ogni passaggio, a ogni ora.
Più guardavo e meno vedevo. 
Città e caverna, rifugi frettolosi.
La deriva del mio passo illuminava la mia cecità.
Convinto che i giorni scorressero, il tempo finì davvero. 
Il muro svelò il ritorno come una meridiana.
Caduti i minuti e le ore, caduti i giorni e i mesi
- Io sono la mia destinazione più lontana. 
Era Natale e vomitai a New York.