#35

Mother and child on the ferry in New York City with skyline and water reflected in the windows
Tra individualità e collettività, ci dileguiamo.
La distanza tra un bambino e la città misura il senso della protezione.
Tra amore ed imposizione.
Qualunque sia l’amore e qualunque sia l’imposizione.
Tra una riva e l’altra, nello scorrere si dissolvono.
L’amore perde la sua innocenza, l’imposizione trova la necessità.
Viene il tempo del sogno e viene il tempo di vestirsi. E vengono veloci.
E’ solo il tempo di un respiro, l’attimo eterno dove ci abitiamo.
Continuamente cullati, tra le forme.
Come una barca nel grembo delle onde.

#33

Man into the ocean with opened arms
Dicevo che mi serviva l’oceano, poi appena dentro cercavo la definizione di bagnato.
Scappo dalle forme ma ritorno in ciò che le ritaglia e le confeziona.
La pelle cerca l’abbandono e la sensazione di bagnato è il suo più intimo sogno.
Chi sono io per svegliarla in continuazione? 
Preme quel limite che confina sempre con qualcosa d’altro.
Nasce il livido, figlio di vergogna e imbarazzo per non sapere a chi tendere.
Alla forma modellata dalle definizioni?
Alla forma definita dalla sostanza stessa che sempre diverrà?
Il mare manda onde che chiedono tutte la stessa cosa: quali confini vuoi come pelle?
La più bella partita è fuori dal campo di gioco, dove non succede.
Il fuori scena è l’essenza di quello che succede dentro.
Guardare il punteggio del campo decreterà solamente vittorie e sconfitte.
Nulla mi vive senza l’incespicante passo vagabondo che gioca sulla soglia.
Nemmeno io.

#29

Mostrarsi e scomparire.
Che follia la pretesa di vederti mia perché ti ho di fronte. Che disperazione quando sparisci, sapendo che potresti essere mia.
Più entro in te e più esco da me - l'obiezione che porterei all'altare.
L’immersione non si esaudisce con l'entrare, si risolve con l'uscire da un’altra parte - vai giù, voli fuori.
L’acqua diluisce i contorni e purifica sotto l’indistinto. Ma ho bisogno di vederla perché possa crederle. 
La fiducia è cielo stellato in notte nuvolosa - un presagio.
L’acqua scorre, trova le sue vie antiche a rubinetti chiusi. 
Così un momento di abitare è aprire la finestra e distendere la tenda.
Ci incontriamo, un attimo - dove tu scendi, io salgo. 
Ecco venire il "sì!" che può accogliere un matrimonio.
So che ci sei quando di fronte allo specchio riesco a non vedermi - io scendo e tu sali.
Il riflesso mangia le parole.

#9

Tengo sul tavolo per un pò i fiori persi dalle orchidee. Senza nuvole, il primo raggio di sole entra in casa ogni mattina. Ai fiori ricorda che è ora di svestirsi. Al colore dei fiori ricorda che è ora di svuotarsi. Al tavolo ricorda di rimanere fermo, ignorando il movimento. A me ricorda che il momento di prepararmi alla primavera è la fine dell’estate. Il seminare parte con l’autunno, quando si riempie il seme.