#25

Shade of man hidden in a street at night
Un istante che dura da sempre: camminavo sperando che qualcosa capitasse, senza mai giungere. 
Come sarebbe potuto essere diversamente?
Questa domanda allunga la vita, pericolosamente per sempre.
Tanti volti, macchie color convinzione, annunciano verità. Ognuno la sua. Ognuno sa.
Inizio a camminare, la città di notte è sveglia.
Un vicolo, il buio aperto, la luce chiusa.
Il patetico coraggio di dire - no, ma grazie.
Il patetico coraggio di dire - sì, ma vaffanculo.
La verità gode nell’essere posseduta.
Contatti, contagi e scambi. 
Mi sento meno perso ma molto più instabile, nella via della scelta.

#15

Siamo nati orfani.
Apriamo gli occhi
per guardare alberi e mari,
monti e mani,
fiumi e ali,
volti e angeli.
Vederli lontani
per chiamarli estranei.
Siamo nati disperati,
forestieri nella natura
stranieri alla natura.
Soli, cerchiamo il figlio 
da restituire ai genitori.
L’incontro è un contagio:
il respiro più profondo 
segue il pugno 
cha ha tolto il fiato.
La natura è uno scambio:
mi parla, mi richiama
mi spaventa, le scappo
le sussurro, la cerco.
Il suo incontro era in me,
le appartengo e mi appartiene.
Il ritorno è nell’ascolto, primitivo
nello scuro della terra,
nel cullare uterino.
Nel tornare a casa,
apro le finestre
sotto lo zerbino.
Entra il sole
da fuori, fra le fronde
apre occhi freschi
da dentro, qualcosa inizia;
porta il nuovo abito
preludio allo sguardo.
Non sono più solo,
lei era genuflessa nell’attesa
di una nuova vestizione.
Rinasciamo, accuditi.

#7

Il mondo cede. 
Provo a tenermi 
all’ultimo baluardo:
vederti accudito 
nell’acqua che apro e chiudo.
Prima che apri gli occhi,
prima del sottosopra,
prima del temporale:
lo vedi, lo senti, arriva.
Il peso dell’aggrapparmi,
mia illusione di sostenere.
Io ora inizio a cedere
molto prima del mondo,
molto prima della natura
che si svela, feroce. 
E’ il momento che tu decida
di quale acqua bagnarti.
L’acqua che non puoi controllare:
uccidi l’instabilità,
nasci nell’imprevedibilità.
Puoi, devi andare.