#86

Si vive così, materializzando i limiti dei nostri sensi in oggetti e lasciarci spiegare il nostro funzionamento dai nuovi nati. Il mio orecchio finirebbe per emulare il funzionamento di una parabola. Il mio desiderio finirebbe per riempirsi del possesso di questo e di quello. Il mio giorno finirebbe nei giri di un orologio.
La vita utile di una tecnica è oggi divenuta drammaticamente più breve del passaggio di una persona. Finisce il dolce conforto del non pensare all'inesorabilità del tempo. Con il tempo che si smaschera torna lo sgretolarsi di ogni certezza. Scambiammo Dio con l'uccisione del tempo e il tempo sta risorgendo.
Rimangono impalcature, zavorre di ruggine di un tempo che lascia il suo momento. 
Rimangono tentativi di mancata ricezione, un brusio costante. 
Il contatto è nel lontano ricordo di chi provò a ingabbiare il colore del vento - l’ironia lo vuole di quel color ruggine. Tra il giorno e la notte poche cose tengono il colore: la selettività che diviene mostra la luminanza.
Sapremo mai inventare tecnologie che non tendono ad ancore di ormeggio ma piuttosto a vele di navigazione, senza ingannarci definitivamente? 
Sapremo mai utilizzare la tecnologia senza finire schiavi non di lei, ma della nostra idolatria?

#84

La folla che è in me esulta ogni volta che creo qualcosa, quando dall'invisibile materializzo uno spazio che ora sta al mondo. Nasce qualcosa di nuovo: uno slancio che contiene a sua volta altre due vite. La mia di prima, quella dell’irrequietezza di fare, e la mia di dopo, quella del rilassamento nell’appena nato. Appartengo in egual misura a questi opposti. La folla che è in me litiga ogni volta che prendo qualcosa dal visibile convincendomi di artigianalità: sto annullando me stesso e sto inquinando il passo da riempire con il bisogno del possesso. La mia separazione è un'economia non sostenibile. La mia unità è un delirante rapimento. La folla tra le folle mi preserva dalla follia.

#80

Rotolare, come una persona. Forse è proprio questa la direzione verso casa. La mia velocità si annulla in un lieve contatto mancato, coincidendo con il suo opposto contemporaneamente. Le ombre del mio abisso sono il presente sulla mia strada. La latenza è giustificata esclusivamente dai confini della vista, oltre i quali questa non arriva. La fermentazione avviene per dimenticanza. La fermezza diventa lo slancio, l'analogo l'opposto, la lotta il martirio, il nodo la croce, il fango la virtù. Ho fatto un passo avanti, in onore del mio limite.

#79

L'umanità ha fallito - eccesso dell'archetipo della vittima. Hanno invece fallito le ideologie di cui siamo stati convinti. Talmente convinti da scambiarle per umanità. Erano le ideologie a lottare per il fallimento dell'umanità. Dio e il partito, il sindacato e il parlamento, il lavoro e lo spettacolo. Benedetto il loro fallimento, che dona un seme di resurrezione all'uomo. E' piantato nel fango in cui ci troviamo. Responsabilità. L'identificazione non regge più la cenere delle ideologie e cade su se stessa. Nel crollo cerchiamo l'identità in ogni rimasuglio rimasto che possa darcela: idoli sempre più deboli, ma più rumorosi. 
Finalmente sempre più orfani! Nuove madri cullano, senza rivendicare la proprietà sui figli. Lasciati al fare - necessità di oggi, libertà di domani. Nella sua nuova identità che non identifica, l'umanità può trionfare.