#79

L'umanità ha fallito - eccesso dell'archetipo della vittima. Hanno invece fallito le ideologie di cui siamo stati convinti. Talmente convinti da scambiarle per umanità. Erano le ideologie a lottare per il fallimento dell'umanità. Dio e il partito, il sindacato e il parlamento, il lavoro e lo spettacolo. Benedetto il loro fallimento, che dona un seme di resurrezione all'uomo. E' piantato nel fango in cui ci troviamo. Responsabilità. L'identificazione non regge più la cenere delle ideologie e cade su se stessa. Nel crollo cerchiamo l'identità in ogni rimasuglio rimasto che possa darcela: idoli sempre più deboli, ma più rumorosi. 
Finalmente sempre più orfani! Nuove madri cullano, senza rivendicare la proprietà sui figli. Lasciati al fare - necessità di oggi, libertà di domani. Nella sua nuova identità che non identifica, l'umanità può trionfare.

#75

Senza memoria cancelli il passato e senza ricordo cancelli il futuro. C’è molto ricordo nel creare il futuro, tanto quanta luce si inclina nel generare l’ombra. C’è molta previsione nel rivivere il passato, ti rincorro tra il flusso e il riflusso. Ti aspetto nell'assenza e danzo affinché il passo del presente possa trovare pienezza nel vuoto infinito. Sei la mia fermezza nell'attesa - e mi muove. Il tempo ti sembra un luogo dove sederti non una, non due o cento volte, ma sempre e ovunque nello stesso istante.

#72

Cerco un modo per dubitare senza lasciarmi dominare dal dubbio.
Cerco un accesso al ritmo, mia possibile presenza nel mondo.
Oscillo, tra un’anticipazione e il ritorno, tra un eccesso e il difetto.
Abito il dubbio, azione di scelta e istinto di sopravvivenza - spingere e riecheggiare!
La verità fa male, la realtà di più.
Tutti vogliono farmi da Madre, non vedo chi tiene le catene dell'altalena.
Sopporto il momento di incontrare me stesso? L’inclinazione permessa.

Profondo e superficiale il mio passo,
forte e debole il mio camminare
- non importa perché sto giocando.

#69

E se Dio non fosse un volto, ma un’azione? Spogliare l’uomo del suo delirio di onnipotenza sarebbe l’atto più vicino a Dio; sarebbe come tornare umani.
E se nel giorno del Giudizio, Dio giudicherà i convinti? Non guarderà l’oggetto della convinzione, ma essa stessa. Non comprenderà i moti estetici della bassezza umana. Come noi castighiamo un cane che abbaia per il fastidio del rumore, senza indagare la forma di tanto chiasso.
Cade la fede confusa di fanatismo: celava la misera mancanza di volontà nell' avere Fede. La volontà è cervello sanguinante per la stretta della sua fatica. E’ fiducia nel cuore pulsante. 
Fatiche silenziose, nei limiti del corpo. E’ dunque vero, beato chi ha Fede. 
Il seme dell’ Umiltà è ora un frutto, senza occhi che l’hanno guardato crescere. 
L’eco della convinzione sospira nell’ultimo ululato, dell’abbaiare finito.