#68

La selva fa paura. Il muro ci consola nel tentativo di ordinare. Un sollievo che si fa chiamare casa. Il controllo ha il suo prezzo e ci fa chinare il capo. Giù. Arriva sempre il punto in cui gli occhi non bastano. Mi fido ci sia il cielo sopra le foglie, senza le mie pupille a guardarlo. O mi fido ci sia un tavolo a vedere per me. Qualcosa continua e io mi ci aggrappo.

#65

Più andavo a ovest più faticavo a dormire. 
La strada delle opportunità. 
Destinazione Ossessione e ossessione per cercarla.
Passaggi su passaggi. 
Ogni pedaggio - un’altra volta.
Tutte le mattine costruivo il sogno, rapito al sonno.
Diagnosi, Insonnia Americana.
Prognosi, conformati!
Idiozia, la mia.
Un muro chiamò,
- Cosa dai a questa città per pretenderne qualcosa? 
A ogni passaggio, a ogni ora.
Più guardavo e meno vedevo. 
Città e caverna, rifugi frettolosi.
La deriva del mio passo illuminava la mia cecità.
Convinto che i giorni scorressero, il tempo finì davvero. 
Il muro svelò il ritorno come una meridiana.
Caduti i minuti e le ore, caduti i giorni e i mesi
- Io sono la mia destinazione più lontana. 
Era Natale e vomitai a New York.

#62

Senza la religione dello specchio abbandonerei la colpa più facilmente. Libererei la verità dalla sua pretesa di erigersi distinta. Io mi libererei dalla verità. Mi vedrei anzi riempire le parti e gli interstizi di mondo. Mi scioglierei nella forma delle cose come ne fossi parte. Le cose del mondo porterebbero la mia immagine, non un suo riflesso. Non la figura imprigionata nel segno, chiusa in un nome con indirizzo. Non la forma contratta nel documento, un passaporto convinto di possedermi. Abiurando lo specchio, sparirei senza troppa vergogna. Senza preoccuparmi di nascondere l’origine che parla in ogni momento.

- Disintegrato, forse. Non importa.
Rinata forza in nuova costituzione.
E nero in gentil acqua -

#59

Ci vorrebbe più rispetto e considerazione per il passo, anche per quello che inciampa. Quindi per la pianta che ci fa mettere radici nel cammino. Per l'impronta che espande i rami nell'aria delle intuizioni. Uso i piedi per pensare e soprattutto per fotografare. Scegliere bene le scarpe è il primo atto di osservazione. I piedi sono i semi della cultura, il cervello pulsante una loro fioritura. Le parole, per definizione, hanno infausto compito. Il passo appassisce quindi in un attimo, le parole traghettano il cadere dei petali che finiscono. L’uomo inventò la storia.