#99

Dimenticare ad ogni battito di ciglia è la richiesta di fiducia imposta dal nostro tempo. Nell’immersione mutata in dissolvenza, il fare diviene reazione soffocante dell’azione volontaria. Nel quasi dimenticato, nell’ultimo spazio di rivoluzione, quando la soglia stringe sul momento conclusivo, la rappresentazione cade. Il ritorno al limite libera l’occhio dall’abitudine a raffigurare. Come se gli spigoli taglienti della nostra impotenza spaccassero simultaneamente le impalcature dei segni che ci rendono schiavi del nostro comune guardare. Bagnati nella stessa acqua, condividiamo sospesi la navigazione, senza una barca su cui poggiare. Toccati dal passaggio di un movimento che scioglie il tempo, ci abbandoniamo alle indicazioni vaghe e continue di una nuova direzione.

#91

L’improbabilità di un fare eccentrico è spesso segnale di anomalia.
Follia alla deriva. Spaesato nel passo di una mancanza, senza mai colmarla.
Una vita guardata con sufficienza, avviata all’ultimo respiro.
Il conto alla rovescia di cui nessuno sa tener traccia.
A ben guardare il gesto insensato merita attenzione: in un attimo la soglia è condivisa.
La meticolosità dello squilibrio sveste dall’illusione dei segnali. Velocemente non si riconosce il nord.
L’ assurdo fa perdere la faccia. Come per proteggerla da occhi mutilati dal calcolo.
Le radici si ricompongono e il dono della disparte rivela il fiume invisibile.
L’ineffabile vede il senso dove trova spazio il guardiano del varco.

#72

Cerco un modo per dubitare senza lasciarmi dominare dal dubbio.
Cerco un accesso al ritmo, mia possibile presenza nel mondo.
Oscillo, tra un’anticipazione e il ritorno, tra un eccesso e il difetto.
Abito il dubbio, azione di scelta e istinto di sopravvivenza - spingere e riecheggiare!
La verità fa male, la realtà di più.
Tutti vogliono farmi da Madre, non vedo chi tiene le catene dell'altalena.
Sopporto il momento di incontrare me stesso? L’inclinazione permessa.

Profondo e superficiale il mio passo,
forte e debole il mio camminare
- non importa perché sto giocando.

#65

Più andavo a ovest più faticavo a dormire. 
La strada delle opportunità. 
Destinazione Ossessione e ossessione per cercarla.
Passaggi su passaggi. 
Ogni pedaggio - un’altra volta.
Tutte le mattine costruivo il sogno, rapito al sonno.
Diagnosi, Insonnia Americana.
Prognosi, conformati!
Idiozia, la mia.
Un muro chiamò,
- Cosa dai a questa città per pretenderne qualcosa? 
A ogni passaggio, a ogni ora.
Più guardavo e meno vedevo. 
Città e caverna, rifugi frettolosi.
La deriva del mio passo illuminava la mia cecità.
Convinto che i giorni scorressero, il tempo finì davvero. 
Il muro svelò il ritorno come una meridiana.
Caduti i minuti e le ore, caduti i giorni e i mesi
- Io sono la mia destinazione più lontana. 
Era Natale e vomitai a New York.